A poco più di un mese dalle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, la Val di Fiemme si prepara ad accogliere le gare di sci nordico in quella che sarà un’edizione storica dei Giochi. Al timone dell’organizzazione locale c’è Piero De Godenz, presidente del comitato Nordic Ski Val di Fiemme, veterano di tre Mondiali di sci nordico e profondo conoscitore delle dinamiche internazionali dello sport invernale.
Piero, partiamo dall’inizio. Tu hai già vissuto tre Mondiali da protagonista, giusto?
«Sì, sono stato capo servizio nel 1991, responsabile del ticketing successivamente e poi Presidente dal 1994. Da allora il gruppo storico è rimasto lo stesso. Questo è importante perché nel mondo della FIS contano molto i rapporti personali, la telefonata diretta e la conoscenza reciproca, non solo i rapporti istituzionali.».
Quali sono le differenze tra l’organizzazione dei Mondiali e delle Olimpiadi?
«Non è la stessa cosa. Nelle Olimpiadi c’è dentro il CIO, c’è il Governo e un apparato che ha interessi non solo economici, ma televisivi e di visibilità, volti a salvaguardare il marchio dei cinque cerchi. È l’evento più visto al mondo, quindi avremo numeri eccezionali rispetto a un Mondiale che rappresenta solo una disciplina. L’organizzazione generale è simile, ma una delle discussioni vere con Milano-Cortina riguarda la sovrapposizione dei ruoli. Ad esempio, noi abbiamo un responsabile dei trasporti locale, ma ce n’è uno anche di Milano-Cortina, e questo ha bisogno di un buon lavoro di coordinamento. Sarà una macchina imponente dal punto di vista sanitario e dei trasporti, ma paradossalmente credo sarà meno “usufruibile” per il grande pubblico rispetto al Mondiale».
In che senso meno usufruibile? Ci sono restrizioni sui numeri?
«Sì. Attualmente è previsto che Predazzo ospiti 4.500 persone all’interno dello stadio, mentre nel 2013 la gara con più presenze ne aveva 18.000. A Lago di Tesero potranno entrare al massimo 9.000 persone, contro i 32.000 paganti della 50 km del 2013. Sono numeri bloccati per questioni di sicurezza. Le Olimpiadi offrono la massima visibilità, ma sono anche l’evento che ha maggior bisogno di controlli che saranno come in aeroporto: aree recintate, scanner e costi elevati per la gestione della sicurezza. Ovviamente la visibilità televisiva non ha paragoni, ma il Mondiale era gestito interamente da noi. Avevamo tutto in mano e con quel budget dovevamo chiudere in positivo; infatti, con l’utile dei Mondiali 2003 e 2013 riuscimmo a regalare un pulmino a tutte le società sportive della valle. Una cosa che oggi non saremmo assolutamente in grado di fare».
Sembra di capire che vi troviate un po’ tra l’incudine e il martello, con sovrapposizioni tra Comitato Olimpico, Provincia e delegati vari. Questo vi limita operativamente?
«In parte sì. Va detto però che la Provincia e i Comuni hanno svolto bene il loro ruolo nella ricostruzione e ammodernamento delle aree sportive di Lago di Tesero e Predazzo. La Provincia ha seguito gran parte dei lavori, ma anche altre opere come le rampe per i disabili, l’autostazione di Cavalese e l’asfaltatura delle strade, uno sforzo importante mai successo prima».
A proposito di logistica, si parla di numeri ufficiali: 80 autobus in più, 100 medici aggiuntivi. Come funzionerà la mobilità?
«Gli 80 autobus in più servono perché il sistema olimpico prevede che i parcheggi siano sempre lontani dallo stadio. Se da noi prima arrivavi quasi allo stadio in macchina, ora il punto più vicino per Predazzo è verso Moena, mentre per Lago è il vivaio forestale. Da lì ci sono le navette. Atleti, accompagnatori, famiglia olimpica e giornalisti si muoveranno solo con mezzi di trasporto pubblico».
Questa è una preoccupazione per gli abitanti delle valli: potranno muoversi liberamente?
«La verità è che, pur con questa organizzazione di pullman, non c’è alcuna chiusura delle strade. Il muoversi è completamente libero e non invadiamo i centri abitati. Non è prevista nemmeno la chiusura di piste o impianti sciistici, ad esclusione della cabinovia di Predazzo. Chi vuole andare a sciare a Bellamonte, Pampeago o al Cermis potrà farlo liberamente. Il problema sarà semmai per gli addetti ai lavori o per il pubblico, che dovranno abituarsi a non usare il proprio mezzo vicino allo stadio. Anche i parcheggi periferici saranno legati al biglietto dell’evento».
Parliamo di sicurezza. Con i cantieri e le restrizioni, come cambia l’accesso alle aree?
«Dal 15 settembre vi è stata la consegna formale delle aree al Comitato Olimpico. Per l’evento vero e proprio, ci aspettiamo una presenza massiccia di forze dell’ordine e intelligence. Si parla di servizi segreti, 600 persone della Guardia di Finanza, nuclei speciali, controllo aereo con droni da parte dell’esercito. Personalmente non ho paura di situazioni critiche, ma l’evento olimpico porta intrinsecamente questo livello di attenzione, visti i precedenti storici come quello che è successo a Monaco nel 1972».
Arriveranno personalità importanti, dai reali di Svezia e Norvegia ai ministri. Come gestirete questo afflusso istituzionale?
«Sì, arriverà di tutto. C’è un’area dedicata, la “Olympic Family”, allo stadio del fondo per accogliere presidenti di federazione, politici e reali. Il ruolo delle pubbliche relazioni sarà gestito da Milano-Cortina e dalla Provincia. Noi siamo il braccio operativo per lo sport. La sanità è seguita dalla Provincia, i trasporti anche, la sala stampa è gestita da Milano-Cortina. Il nostro ruolo è di affiancamento: se Milano-Cortina ci chiede personale per un servizio, noi lo forniamo, ma il capo resta un loro referente».
Molti notano che si parla sempre di “Milano-Cortina” e il nome Val di Fiemme non compare mai. È un problema?
«È il problema delle Olimpiadi. Normalmente c’è una sola città ospitante, come Pechino o Parigi. Qui abbiamo l’eccezione di due città, ma purtroppo non siamo riusciti ad aggiungere “Dolomiti” al nome, nonostante i voti unanimi in consiglio provinciale e regionale. In questa fase, Milano-Cortina riconosce come interlocutore il Trentino, non la Val di Fiemme. Quindi la visibilità sarà per il marchio Trentino e per i comuni sede di gara, Predazzo e Cavalese, che potranno fregiarsi dei cerchi olimpici. Lo stadio di Lago di Tesero e Predazzo si chiamerà “Stadio Olimpico” dopo i giochi: questa è la visione a lungo termine».
C’è il timore che i turisti abituali scappino per paura del caos o dei prezzi folli?
«Sono convinto che ci saranno letti liberi durante le Olimpiadi. C’è gente che ha paura di venire pensando ci sia troppa confusione, e c’è chi ha creato una sorta di terrorismo psicologico che lascerà delle stanze vuote. Le aspettative di guadagno facile non saranno corrisposte. L’afflusso sarà minore rispetto ai Mondiali, anche perché molti gruppi stranieri, come i norvegesi, hanno prenotato a Bolzano o Pietralba non trovando posto o prezzi adeguati qui. Gli alberghi storici lavoreranno, ma non ci sarà un “tutto esaurito” ovunque. Non credo però che ci sarà un tracollo: la stagione reggerà grazie ai clienti fedeli e allo spostamento di alcuni flussi su gennaio e marzo».
L’atmosfera sarà diversa rispetto alle feste dei Mondiali?
«Sarà una festa moderna, diffusa e coinvolgente. Ogni paese della Val di Fiemme ha quindi scelto di esprimere il meglio di sé, definendo un “tema” che racconti la propria identità più profonda. Dalla celebrazione delle origini dello sci nordico a Castello e Passo Lavazé, alla cultura artistica di Cavalese, dalla tradizione viva di Tesero alla memoria di Ziano, fino all’energia travolgente della Fan Zone di Predazzo. Saranno momenti di comunità vissuti dai residenti e dagli ospiti che vorranno immergersi nel clima olimpico».
Qual è il sentimento della gente locale? C’è entusiasmo o scetticismo?
«Tanti capiranno che è un evento che capita una volta nella vita solo quando ci saremo dentro. Ricordo mia madre che mi raccontò che nel ’56 chiuse la fabbrica dove lavorava e si organizzò un camion per poter andare a vedere le Olimpiadi a Cortina, dicendo che era un’occasione unica. Oggi la copertura televisiva impigrisce un po’, ma vederle dal vivo è un’altra cosa. Inoltre, dopo il 2026, avremo le Olimpiadi Giovanili nel 2028. Saranno ridotte come dimensioni e visibilità, ma servono a giustificare i grandi investimenti fatti sugli stadi, che diventeranno centri federali attivi per il futuro».
A proposito di futuro, come siamo messi con i volontari?
«La Val di Fiemme ospita gare di Coppa del Mondo da sempre, siamo arrivati a 500 gare. Abbiamo uno “zoccolo duro” di volontari storici che sta invecchiando, ma che viene affiancato dai giovani e supportato dalle scuole militari di Predazzo. Per le Olimpiadi servono circa 2.500 volontari, un numero sovradimensionato rispetto al solito, ma ce la faremo».
Ultima curiosità: c’è un po’ di snobismo da parte della vicina Val di Fassa verso le Olimpiadi nordiche?
Loro puntano sullo sci alpino, ma la scelta della Val di Fiemme di puntare tutto sullo sci nordico si è rivelata vincente nel tempo. Noi abbiamo Coppe del Mondo fisse e combinate ogni anno, una credibilità internazionale enorme. Anche se oggi forse meno valligiani praticano il fondo rispetto a 30 anni fa, questi eventi hanno internazionalizzato la valle molto più velocemente rispetto al resto del Trentino».
Per chiudere, incrociamo le dita per la neve?
«Sinceramente no, sono tranquillo. L’investimento vero che non si vede è l’impianto di innevamento: siamo passati da 10 a 120 litri d’acqua al secondo e abbiamo 17 cannoni in più. Se prima ci mettevamo una settimana a fare le piste, ora in tre giorni sono pronte. Abbiamo l’acqua dell’Avisio e i bacini di accumulo. Anche per le Paralimpiadi di marzo, se dovesse fare caldo, abbiamo la possibilità di trasportare la neve dai depositi con i gatti delle nevi in brevissimo tempo».
Guido Brigadoi
Nicolò Brigadoi Calamari







