Il weekend olimpico di Milano Cortina 2026 culmina oggi, 15 febbraio (dalle ore 11.15), con uno dei format più amati dal pubblico: l’Inseguimento (o Pursuit). Sarà una domenica senza respiro alla Südtirol Arena, con i migliori 60 atleti delle Sprint di ieri che si tufferanno in pista cercando di azzerare i distacchi e stravolgere le gerarchie.
La Gara: Un corpo a corpo ad alta tensione
L’Inseguimento è adrenalina pura: si parte con i distacchi accumulati nella Sprint. Gli uomini affrontano 12,5 km (5 giri da 2,5 km), mentre le donne ne percorrono 10 km (5 giri da 2 km). La vera sfida, però, è al poligono: sono previste ben quattro sessioni di tiro (due a terra e due in piedi). Ogni errore costa un giro di penalità da 150 metri. È una gara psicologica: vedere l’avversario nel mirino o sentirlo sciare alle proprie spalle mette a dura prova i nervi anche dei campioni più esperti. Il primo che taglia il traguardo vince l’oro.
I Favoriti: Norvegia e Francia per il bis, l’Italia ci crede
In campo maschile, gli occhi sono puntati sul francese Quentin Fillon Maillet, che in questa specialità sa esaltarsi, e sulla corazzata norvegese guidata da Christiansen e Lægreid. Per l’Italia, Tommaso Giacomel delusissimo per la prova nella sprint, proverà a risalire posizioni sfruttando la sua velocità nel tiro. Tra le donne, la sfida per il podio sembra un affare privato tra la norvegia con Kirkeeide e la Francia di Michelon e Lou Jeanmonnot. Ma attenzione a Lisa Vittozzi: la campionessa azzurra ha spesso dimostrato che, quando c’è da lottare spalla a spalla nelle quattro serie, la sua precisione può fare la differenza.
I campioni di Pechino 2022
Quattro anni fa, l’Inseguimento fu dominato da due leggende. In campo maschile, l’oro andò al francese Quentin Fillon Maillet, autore di una prova perfetta al tiro (20 su 20), davanti al norvegese Tarjei Bø. Tra le donne, la regina fu la norvegese Marte Olsbu Røiseland, che bissò l’oro della sprint con una cavalcata solitaria, seguita dalla svedese Elvira Öberg. Per i colori azzurri resta il ricordo dell’amaro quanto eroico quarto posto di Lukas Hofer e del sesto di Dorothea Wierer.






