Simone Daprà, l’Olimpiade a un chilometro da casa

C’è stato un momento delle Olimpiadi che mi è rimasto molto impresso. Mentre stavi gareggiando, il commentatore a un certo punto ha detto: “Ecco qua Simone Daprà”. La telecamera si è spostata sulla valle e il commento è stato: “Abita lì in fondo, a due chilometri“. Che effetto ti ha fatto gareggiare praticamente a casa tua?

«Per me è stata davvero una cosa incredibile, perché abito probabilmente a un chilometro in linea d’aria da Lago di Tesero. Mi sono sempre allenato lì, ho fatto un sacco di gare proprio a Lago di Tesero, quindi è stato un onore e una grandissima esperienza poter partecipare e disputare delle belle gare in quello che è diventato lo Stadio Olimpico. L’atmosfera era fantastica, è stata una cosa emozionantissima. C’era un sacco di pubblico della Val di Fiemme e anche di Panchià, dove abito, quindi è un ricordo che mi porterò sempre dietro.»

Posso chiederti quanto hai preso da Klaebo nella 50 km?

«Nella 50 ho preso otto minuti, mi sembra.»

Non sono neanche tanti, considerando che il quarto ne ha presi cinque.

«È stata veramente una gara tosta, molto dura. Klaebo è di un altro pianeta. In tanti cercano di imitarlo, di avvicinarsi a lui, però come avete visto tutti ha disputato sei gare con sei distanze diverse e la musica non cambia: è sempre il più forte, è sempre l’uomo da battere.»

Ho notato che nella 50 km, nell’ultima salita, che se non sbaglio si chiama Zorzi, ha fatto uno scatto impressionante.

«Esatto. Sull’ultima salita, la Zorzi appunto, in tutte le gare ha fatto sempre la differenza proprio lì, avendo un ritmo il doppio più forte degli altri. Faceva la differenza in quel punto e poi arrivava in solitaria all’arrivo.»

Tu sei delle Fiamme Oro di Moena. Molti gruppi sportivi arruolano atleti che vengono da varie discipline e questo è un aiuto non di poco conto per poter fare attività a livello professionale.

«Sì, sicuramente. Sono arruolato nelle Fiamme Oro e colgo l’occasione per ringraziarli per tutto il supporto che mi danno. I gruppi sportivi sono tutti fondamentali per poter praticare il nostro sport a livello professionale. Chi è in Polizia, chi nella Guardia di Finanza, chi nell’Esercito, chi nei Carabinieri; ci danno un grande supporto tutto l’anno e ci permettono di fare della nostra passione il nostro lavoro.»

Questa era la tua prima Olimpiade. Ti ritieni soddisfatto?

«Sì, alla fine sono stato chiamato in causa in tre gare diverse per distanza e tecnica, e sono sempre riuscito ad arrivare nei primi venti in tutte e tre. Non è un punto d’arrivo, ma un punto di partenza per lavorare bene e tanto nei prossimi anni e avvicinarsi il più possibile al podio.»

Quindi pensi già alle prossime Olimpiadi in Francia?

«Sì, vediamo. Bisogna fare i conti con l’età, sperare che non ci siano infortuni e vedere come vanno le cose anno per anno. Però pensare di esserci e fare un bel risultato non è impossibile.»

C’è ancora la passione?

«Sì, la passione e la voglia ci sono ancora.»

La fatica come si supera nel tempo?

«Con la testa. Ormai sei anche abituato alla fatica e vai avanti perché sai che prima o poi il duro lavoro viene ripagato. Quindi non molli, tieni duro e alla fine, come si dice, chi la dura la vince.»

Adesso c’è stata una brevissima pausa e riprendete le gare del circuito per concludere la stagione. Dove andate?

«Abbiamo ancora quattro weekend di Coppa del Mondo. Andremo la prossima settimana a Falun in Svezia, poi ci sposteremo a Lahti in Finlandia, poi a Oslo e infine l’ultimo weekend, andremo in America per le finali di Coppa del Mondo.»

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